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Cenni storici sui programmi
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di affiliazione
In principio fu Amazon.com?
Sono in molti a crederlo,
ma in realtà non è andata propriamente così,
visto che amazon.com, il più conosciuto player puro
del commercio online, non è stato il first mover nei
programmi di affiliazione. Nel 1996 ha però saputo
adattare alle proprie esigenze, tanto da arrivare l'anno dopo
a brevettare un primo sistema di affiliazione, quelli che
erano stati gli esperimenti compiuti da realtà online
come pcflowers.com
(autunno '94), autoweb.com
(autunno '95), kbkids.com
(inverno '95/'96), ep.com
(primavera '96).
Volendo proprio identificare il "genitore" dei programmi
di affiliazione odierni, questi potrebbe essere Cybererotica,
uno dei più famosi siti per adulti, che nel 1994 lanciò
il primo sistema di retribuzione basato sul "cost per
click"; un modello caduto in disuso nel giro di un paio
di anni a causa dell'altissimo numero di frodi registrate.
Che sia stato un sito a carattere pornografico a proporre
per primo questo sistema non deve stupire.
Proprio da un mercato molto competitivo come quello dell'erotismo
online sono venuti, e vengono tuttora, alcuni dei migliori
-e dei peggiori- concetti di digital marketing, ripresi ed
applicati poi con successo (grazie alle dovute ottimizzazioni)
ad altri tipi di mercati; sono sempre di più, quindi,
gli specialisti di web marketing che tengono sotto osservazione
come i siti a luci rosse si promuovano, e soprattutto come
cerchino di far superare ai navigatori le reticenze a fornire
il numero di carta di credito per iscriversi a siti porno
o per acquistare prodotti hard, spinti da promozioni sempre
più "allettanti". E' in questo campo che
si sono visti i primi esempi di streaming video, di "coercive
click conversion", di "pay per view"...
Tornando ad amazon.com ed a come nacque il suo "affiliate
program", leggenda vuole che Jeff Bezos avesse avuto
questa brillante idea nel 1996, ad un party, durante un dialogo
con una donna che voleva sfruttare il proprio sito per vendere
libri sui divorzi.
In realtà, dietro a tutto questo vi sono stati precisi
studi del suo staff marketing che, seppur già impegnato
in costosissime campagne di online promotion, ha intuito come
la maniera migliore per diffondere in maniera capillare il
proprio brand nonchè aumentare le vendite in modo esponenziale
ed a costi ridotti , fosse quello di permettere anche ai navigatori
con un proprio sito web di diventare rivenditori di libri.
Hanno così iniziato ad incoraggiare i piccoli webmaster
a porre sul loro sito dei link (in forma di immagine o semplice
testo) puntati -all'interno di amazon.com- direttamente alle
pagine descrittive di libri attinenti il contenuto del sito
o scelti e consigliati dal webmaster stesso, libri acquistabili
online dal navigatore in pochi click, e premiando i webmaster
capaci di generare vendite -dopo averli riconosciuti grazie
ad un codice contenuto nel link al libro- con una percentuale
sul valore del venduto. Un sistema che amazon.com sta applicando
con successo tuttora, nonostante la concorrenza cerchi di
"soffiarne" gli affiliati promettendo commissioni
più consistenti.
Un grande vantaggio che amazon.com ha avuto nella fase di
lancio di questo sistema di retribuzione è stato quello
di avere un proprio team di programmatori interno, in grado
di mettere in piedi e gestire tecnicamente il programma di
affiliazione; cosa non alla portata di altre aziende, pur
interessate a promuovere in questa maniera i propri prodotti.
Proprio sfruttando questa situazione, fiutato il business,
sono sorte negli Stati Uniti aziende terze come Be Free, LinkShare
(queste due, in realtà, all'inizio non fecero altro
che proporre il banner advertising con la formula del pagamento
per performance) o Commission Junction (il primo a proporre
il "context-specyfic advertising", la pubblicità
in un contesto specifico), con l'obiettivo di gestire in outsourcing,
per conto delle aziende interessate, i programmi di affiliazione,
con l'ulteriore valore aggiunto al servizio rappresentato
dalla capacità di queste società di poter andare
a proporre l'affiliazione a siti strettamente attinenti -sapendo
come e dove trovarli -, condizione essenziale per generare
vendite.
Altro momento "storico", legato proprio a quanto
appena scritto, è la nascita, nell'ottobre del 1997,
di Refer-it,
sorta di "motore di ricerca" dedicato ai programmi
di affiliazione.
L'idea venne a James Marciano che, non riuscendo a trovare
il modo di pubblicizzare il programma di affiliazione da lui
lanciato online, prese come modello Yahoo! per aprire un sito
che recensiva, con tanto di schede e valutazioni, i programmi
ai quali era possibile affiliarsi, suddivisi per categorie.
Un punto di riferimento, dunque, sia per i tanti webmaster
in cerca di un sistema per generare ricavi dal proprio sito,
sia per gli affilianti alla ricerca di una maniera economica
per pubblicizzare il proprio affiliate program. Il resto è,
praticamente, storia attuale, caratterizzata da continui esperimenti,
più o meno riusciti.
Come già anticipato,
i programmi di affiliazione non sono stati, e non lo sono
tuttora, un sistema esente da difetti, rappresentati principalmente
dalla difficoltà di tracciare le vendite e dalla successiva
fase di pagamento delle commissioni maturate dall'affiliato.
In molti, tra gli affiliati, sono rimasti scottati in questi
anni da commissioni maturate ma non pagate da aziende poco
serie o, molto spesso, fallite nell'arco di pochi mesi; tuttavia
l'idea si è dimostrata buona, tanto è vero che
alla fine degli anni '90 è approdata anche in Europa
con la nascita, ad esempio, di TradeDoubler, rete di affiliazione
con sede a Stoccolma, leader in Europa del settore; o, nello
specifico italiano, di PiazzaDuomo.com ai primi del 2001;
aziende che, oltre alla gestione tecnica del programma, forniscono
agli affilianti anche la gestione di tutta la parte economica
del sistema.
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